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CommentiAggiornata a settembre 2026

Netiquette su Facebook: 11 comportamenti che infastidiscono tutti

Consuetudini che quasi tutti danno per scontate e che una minoranza rumorosa ignora. Undici cose che rendono la vita difficile a chi ti legge.

Netiquette su Facebook: 11 comportamenti che infastidiscono tutti

In breve

  • Qui non si parla di privacy né di sicurezza, ma di buone maniere: cose che danno fastidio agli altri, non a te.
  • Le due più segnalate in assoluto: taggare persone che non c’entrano e pubblicare foto altrui senza chiedere.
  • Chiedere like e condivisioni non fa crescere niente: il sistema riconosce e penalizza quella richiesta.

Facebook ha delle regole scritte — gli standard della comunità — che riguardano quello che è vietato. Poi c’è tutto il resto: consuetudini che nessuno ha codificato e che la maggior parte delle persone rispetta senza pensarci. Queste undici sono quelle che, quando saltano, si notano di più.

Se cerchi invece le abitudini che mettono a rischio i tuoi dati o il tuo account, sono un’altra lista: 11 cose da smettere di fare su Facebook.

Taggare persone che non c’entrano

Il tag serve a dire “questa persona è qui dentro”, non “guarda questa cosa”. Usarlo come richiamo riempie il diario di qualcun altro con contenuti che non ha scelto, e li rende visibili ai suoi contatti. Se vuoi segnalare qualcosa a una persona, il commento con la menzione o il messaggio diretto fanno lo stesso lavoro senza invadere.

Pubblicare foto di altri senza chiedere

Vale soprattutto per le foto di gruppo, dove una persona sola decide per otto. Non è pedanteria: c’è chi ha ragioni serie per non comparire online, e che siano note a te non è detto. Una domanda prima costa dieci secondi, la rimozione dopo costa una discussione.

Chiedere like, commenti e condivisioni

“Metti mi piace se sei d’accordo”, “condividi se hai un cuore”. Oltre a essere fastidioso, non funziona: Facebook riconosce esplicitamente questo schema e riduce la distribuzione dei post che lo usano. È una delle poche penalizzazioni dichiarate apertamente.

Pubblicare a raffica

Otto post in un’ora occupano il feed di chi ti segue e producono l’effetto opposto a quello voluto: le persone smettono di seguirti, in silenzio. Se hai molte cose da dire su un tema, un post solo con più immagini funziona meglio di sei separati.

I post allusivi

“Certe persone dovrebbero vergognarsi.” “Che giornata… ma non voglio parlarne.” Un messaggio costruito per farsi chiedere cosa è successo, rivolto a una persona che lo capirà. Chi legge resta con un fastidio senza oggetto, e chi è il destinatario lo capisce comunque: tanto vale scrivergli.

Aggiungere persone a gruppi senza chiedere

Basta un tocco per infilare un contatto in un gruppo da trecento persone, con tutte le notifiche che ne derivano. Chi lo fa in genere non se ne rende conto. Un messaggio prima — “ti va se ti aggiungo?” — evita l’uscita imbarazzata due giorni dopo.

Attenzione

Chi non vuole essere aggiunto ai gruppi può impedirlo dalle proprie impostazioni sulla privacy, e vale la pena saperlo: da lì in poi chiunque voglia invitarti deve mandarti una richiesta in chat, che decidi tu.

Condividere bufale senza controllare

Appelli vecchi di anni, allarmi sanitari inventati, citazioni attribuite a chi non le ha mai dette. Trenta secondi di ricerca sul testo bastano quasi sempre a capirlo. Chi condivide in buona fede fa più danni di chi inventa, perché aggiunge la propria credibilità.

Commentare in stampatello

IL TUTTO MAIUSCOLO SI LEGGE COME URLARE, ed è una convenzione vecchia quanto internet. Vale anche per i punti esclamativi in fila e per i commenti composti solo da “hahahahaha”: occupano spazio nella conversazione senza aggiungere niente.

Rispondere parlando di sé

Qualcuno annuncia una notizia e sotto arriva il commento che sposta il discorso su chi commenta. È il modo più rapido per far pentire una persona di aver condiviso qualcosa, e succede molto più spesso di quanto chi lo fa immagini. Se il commento arriva sotto un tuo post, come nasconderlo, eliminarlo o limitare chi può commentare è spiegato nella guida sui commenti su Facebook.

Gli auguri copiati in serie

Trenta “tanti auguri!” identici incollati in trenta diari diversi si riconoscono, e comunicano l’opposto dell’intenzione. Una riga scritta davvero, anche in ritardo di due giorni, vale tutte le altre insieme.

Portare avanti una lite nei commenti

Sotto il post di qualcun altro, davanti a un pubblico che non ha chiesto di assistere e che spesso non può nemmeno seguire il contesto. Chi ha ospitato la discussione si trova a moderare una cosa che non lo riguarda. I messaggi diretti esistono, e nessuno li legge oltre ai due interessati.

Domande frequenti

Posso togliere un tag che non voglio?

Sì, dal post stesso o dal registro attività, e la rimozione lo toglie dal tuo diario. La foto però resta pubblicata dove si trova: per farla rimuovere del tutto devi chiederlo a chi l’ha caricata o, se viola le regole, segnalarla.

Esiste un modo per approvare i tag prima che compaiano?

Sì: nelle impostazioni c’è la revisione dei diari, che mette in attesa i contenuti in cui vieni taggato finché non li approvi. È attiva di default solo su alcuni profili, quindi vale la pena controllarla.

Chiedere condivisioni penalizza davvero il post?

Sì, ed è una delle poche regole che Facebook ha dichiarato apertamente: i contenuti che sollecitano interazioni in modo esplicito ricevono meno distribuzione. Vale sia per i profili che per le pagine.

La prima versione di questa pagina è del 2014. Il testo attuale è aggiornato all’8 settembre 2026.

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Redazione TrucchiSocial

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